Sul merito degli insegnanti
La nozione di merito è ispirata al principio costituzionale di valorizzazione della capacità individuale, e in quanto tale non mira a restringere il principio del merito in una direzione meramente concorrenziale, quanto piuttosto all’affermazione e al riconoscimento delle – diverse – capacità degli individui. In tal modo, si dà piena applicazione al principio di eguaglianza sostanziale, valorizzando il merito individuale valutato in relazione alle capacità dei singoli.
La nostra Costituzione prevede che i “bisognosi meritevoli” siano aiutati a superare gli ostacoli che impediscono loro di accedere alle carriere e alla cultura.
Tralasciando il concetto di “bisognoso”
(non estraneo alla condizione docente degli ultimi tempi) proviamo ad
entrare nel merito del “meritevole”.
Se siamo concordi nel definire il merito come il
riconoscimento sociale ed economico per l’insieme di azioni intelligenti messe
in atto al momento opportuno per la risoluzione di problemi contingenti
attraverso l’impegno del singolo, allora, l’aspetto nuovo riscontrabile nel “riconoscimento
delle capacità degli individui” presuppone la competenza da parte
dell’organizzazione che riconosce il merito di saperlo valutare.
Il problema della valutazione del sistema scolastico è un problema
complesso tanto che ogni volta che si tenta di introdurre innovazioni in
materia succedono incidenti di vario genere.
La cultura dell’organizzazione.
Per
adottare metodologie di valutazione e selezione avvedute bisognerebbe conoscere
ed adottare metodologie elaborate dalle teorie dell’organizzazione, ma non
solo. Per esempio gli studi e le ricerche sugli stili di pensiero sviluppati da
più scuole psicologiche negli ultimi anni ed in particolare le ricerche di
Robert Sternberg (1) (Yale University, New Haven, CT, USA).
Dalle riflessioni di questo autore, considerato uno dei massimi
studiosi dell’intelligenza, sappiamo che ogni sistema organizzato manifesta una
sua particolare cultura e la cultura di una determinata organizzazione,
qualsiasi sia l’organizzazione a cui ci riferiamo, prevede che le cose si
facciano in un certo modo: tipico di quella organizzazione.
Le
persone che possiedono un profilo di stili di pensiero congruente
all’organizzazione prosperano, coloro, i quali, manifestano stili discrepanti
da quelli dell’organizzazione di appartenenza, falliscono.
I dipendenti che hanno più successo,
spesso, hanno uno stile prevalentemente esecutivo (fanno bene quel che viene
loro chiesto di fare). Tali persone sono favorite per la promozione ai livelli
più alti di dirigenza. Chi, ai livelli bassi, possiede stili di pensiero più
flessibili e creativi, secondo queste teorie, viene bloccato agli inizi della
carriera non potendo mai raggiungere i livelli più alti. E' così che il sistema
si ritrova a escludere le persone di cui più avrebbe bisogno e a tenere quelle
che in seguito gli serviranno di meno.
Lo stile del
valutatore.
Il
valutatore, o meglio il suo stile, influenza la valutazione.
Possiamo
scomodare Edgar Morin per confortare questa tesi, quando afferma che “il
sistema osservante e il sistema osservato entrano in interrelazione in maniera
cruciale: l’osservatore fa parte anche della definizione del sistema
osservato, e il sistema osservato fa parte anche dell’intelletto e della
cultura dell’osservatore sistema” (2).
Il
valutatore esecutivo e conservatore seleziona soggetti esecutivi e
conservatori.
Il
valutatore innovativo e radicale seleziona soggetti innovativi e radicali.
Nel primo caso, che è quello che si manifesta con più frequenza, la conseguenza è l’immobilità del sistema a causa degli stili indotti dai e nei suoi membri.
Lo strumento di valutazione.
Anche
la forma dello strumento di valutazione, il quiz, che va ancora per la maggiore
nella selezione di candidati per la pubblica amministrazione non avvantaggia la
selezione di personale proteso verso il cambiamento. Questo strumento di
valutazione non favorisce alcun stile di pensiero poiché la valutazione finale
dipende dal modo in cui la prova viene valutata. Nella valutazione del saggio,
invece, il valutatore può privilegiare gli aspetti mnemonici, quelli che si
riferiscono alle grandi idee, quelli che riguardano particolari dettagli,
quelli relativi all’organizzazione del manufatto, quelli che favoriscono
aspetti creativi.
La
pubblicazione dei criteri di valutazione prima dello svolgimento delle prove,
la condivisione dei criteri di valutazione da parte dei valutatori, la
comparazione degli esiti a valutazioni avvenute sono solo alcuni degli aspetti
sui quali riflettere per superare logiche e meccanismi di avanzamento
burocratico delle carriere, che penalizzano l’iniziativa e il merito individuale.
E
se per superare questo
modello di gestione del personale i possibili decreti legislativi da
attuare dovessero prevedere l’adozione
di misure finalizzate ad abolire tutti gli automatismi nelle progressioni di
carriera e a introdurre meccanismi effettivamente selettivi, si auspica
che le scelte su valutatori e strumenti
di valutazione non continuino ad essere occasionali.
- Occasionali sul piano delle abilità e della motivazione.
- Occasionali sul piano delle competenze.
- Occasionali sul piano della possibilità di promuovere innovazione e cambiamento.
Per
concludere con Edgar Morin, il requisito indispensabile perché le cose possano
cambiare è che l’osservatore (in questo
caso il valutatore) si sforzi di conoscere la propria conoscenza per sviluppare
una cultura della valutazione che contenga al suo interno i principi del
rispetto e della autodeterminazione.
1. Sternberg R. - Stili di pensiero. Differenze
individuali nell'apprendimento e nella soluzione di problemi, Centro
Studi Erickson, Trento, 1998
2. Morin E. - Il metodo, Feltrinelli, Milano,
1983