La didattica laboratoriale: il sistema dei laboratori come scelta metodologica
Una metodologia con radici lontane
La didattica laboratoriale, o meglio la
metodologia dei laboratori è stata oggetto, negli anni passati, di una profonda
elaborazione teorica.
La didattica laboratoriale prevede la
realizzazione di contesti efficaci dal punto di vista della relazione, dei
luoghi, degli strumenti e dei materiali usati per lo sviluppo dei processi
formativi, questi contesti di apprendimento, i "laboratori", dovrebbero
avere come esito prodotti significativamente rilevanti e essere caratterizzati
da situazioni formative operative, dove la competenza da acquisire è il
risultato di una pratica e di una riflessione e di una interiorizzazione del
processo di apprendimento laboratoriale.
Questa metodologia si prefigge di
coinvolgere docenti e studenti in un processo di costruzione delle conoscenze e
di sviluppo di abilità e competenze che tengano conto delle variabili che
influenzano i processi di insegnamento-apprendimento: le modalità con le quali
il materiale da apprendere viene strutturato; le interazioni che si svolgono
tra allievo e ambiente; le caratteristiche personali dell’allievo (ad esempio i
processi e le strategie usate di preferenza per la risoluzione di un compito);
gli strumenti di valutazione.
La didattica laboratoriale presuppone,
per antonomasia, l’uso della metodologia della ricerca, pertanto intende il
laboratorio non solo come uno spazio fisico attrezzato in maniera specifica ai
fini di una determinata produzione, ma come situazione, come modalità di
lavoro, anche in aula, dove docenti ed allievi progettano, sperimentano,
ricercano agendo la loro fantasia e la loro creatività.
Nella didattica laboratoriale l'enfasi
si pone sulla relazione educativa (dalla
trasmissione/riproduzione della conoscenza alla costruzione della conoscenza);
sulla motivazione, sulla curiosità, sulla partecipazione, sulla problematizzazione;
sull'apprendimento personalizzato e l'uso degli stili cognitivi e della metacognizione;
sul metodo della ricerca; sulla socializzazione e
sulla solidarietà.
I riferimenti teorici che avvalorano la
necessità dell'uso della didattica laboratoriale come metodologia in grado di
portare sostanziali modifiche ai fini dei risultati di apprendimento sono
riscontrabili nelle teorie di insigni pedagogisti: la valorizzare della
relazione tra apprendere e fare (J. Dewey); l'inseparabilità tra riflessione,
linguaggio e azione (J. B. Bruner); l’elaborazione, ri-costruzione delle
conoscenze, l’imparare ad imparare nel laboratorio quale sede privilegiata per
la scoperta, l'osservazione, la ricerca-azione intorno ai fatti culturali (F.
Frabboni); l’integrazione delle opportunità offerte dalla scuola con quelle
offerte dall'extrascuola. Francesco De Bartolomeis intendeva infatti il
laboratorio come opportunità della quale la scuola deve avvalersi per tornare
alla realtà e ai suoi problemi.
La metodologia dei laboratori è dunque
l'occasione per ridisegnare stili di insegnamento e di apprendimento, in quanto
costringe l'insegnante a padroneggiare le procedure per guidare gli allievi a
scoprire e padroneggiare, a loro volta, stili, modi, strategie di
apprendimento. Essa vede, secondo le necessità, il docente come facilitatore, negoziatore, propositore, risorsa in
grado di garantire la tenuta del processo di apprendimento del singolo e del
gruppo.
Il laboratorio come luogo di innovazione didattica
Anche se la metodologia dei laboratori
ha radici lontane non risulta essere una modalità di lavoro molto diffusa nella
scuola italiana. Essa si presenta ancora oggi come un motivo imprescindibile
per superare tradizionali pratiche di insegnamento/apprendimento, per condurre
al superamento di concezioni ancora fortemente radicate nella nostra tradizione
scolastica.
La prima: un unico percorso metodologico
non può essere efficace per tutti gli allievi di una classe, nella quale
esistono stili cognitivi, caratteristiche personali e contesti di provenienza
differenti.
La seconda: la vita intellettuale di una
persona non si risolve esclusivamente attraverso l'attività teoretica fondata
sulla parola, sul libro. Il fare e l'agire devono diventare aspetti altrettanto
salienti dell'azione educativa, non episodici o semplicemente a supporto del
sapere teorico.
La terza: la predominanza delle
logiche della quantità su quelle della qualità dei contenuti. E' indispensabile
che il docente sappia scegliere gli aspetti del sapere intorno ai quali gli
allievi possano costruire le proprie rappresentazioni della realtà
dotandole di senso, attraverso tempi scolastici anche inferiori, ma
significativi e motivanti.
Ciascuna istituzione scolastica, agendo
la propria autonomia, può individuare tempi, contenuti, modalità,
orientamenti educativi e pedagogici che facilitino l'apprendimento
pratico e situato per costruire esperienze in grado di coniugare il sapere con
il fare. Nell’attività di insegnamento/apprendimento non è possibile non
prestare attenzione ai processi considerandone solo i suoi risultati.
La pratica del laboratorio rende
indispensabile la particolare cura nella progettazione dell’intero percorso
didattico e richiede attenzione ad una serie di azioni che lo realizzano nella
sua complessità:
- l’elaborazione di indicazioni
didattiche differenziate, adatte alle caratteristiche cognitive dei singoli
alunni: diversi stili cognitivi, diversi modi di apprendimento, diverse
intelligenze che apprendono in modi distinti;
- l’individuazione
e l’indicazione di modalità flessibili di accesso e di
utilizzazione delle conoscenze acquisite;
- la
costruire delle concettualità di base necessarie a comprendere
schemi più complessi che possano dare origine a percorsi interdisciplinari e
transdisciplinari;
- la diversificazione
delle metodologie di insegnamento e di valutazione rispetto alle
modalità di apprendimento del singolo.
Le teorie sottese a tali concezioni
dell’apprendimento si esplicano nella didattica laboratoriale che interpreta il
laboratorio come un principio trasversale alla didattica, come una metodologia
didattica, che coinvolge attivamente insegnanti e studenti in percorsi di
ricerca, spostando la centralità dall’insegnamento all’apprendimento e quindi
dal “programma/contenuto” all’allievo.
Se il laboratorio viene inteso come una
pratica del fare, allora lo studente diventa protagonista di un processo di
costruzione di conoscenze che gli permettono di essere coinvolto in una
situazione collettiva di scambio comunicativo tra pari; di rielaborare
conoscenza attraverso l’esperienza diretta; di costruire un apprendimento
significativo, dovendo trovare soluzioni a situazioni problematiche; di vivere
la vicenda scolastica attraverso l’esperienza di emozioni positive; di essere
consapevole del proprio modo di imparare attraverso il confronto e la
valutazione delle proprie idee.
Le dimensioni caratterizzanti il laboratorio
Il laboratorio è un’aula attrezzata con volumi,
documenti, strumenti, materiali e sussidi multimediali, a cui si aggiunge la
produzione che via via viene elaborata durante l’attività didattica della
singola scuola, ma il laboratorio è soprattutto una scelta metodologica che
coinvolge insegnanti e studenti: la didattica laboratoriale si basa sullo
scambio intersoggettivo tra studenti e docenti attraverso una modalità di
lavoro cooperativo. Esso ha come obiettivo l’acquisizione da parte degli
studenti di conoscenze, metodologie, abilità, competenze didatticamente
misurabili. L’insegnanteè un ricercatore che progetta
l’attività di ricerca in funzione del processo educativo e formativo dei suoi
allievi. nel laboratorio
Il laboratorio è principalmente un
luogo mentale, una forma mentis, una pratica del fare che
valorizza la centralità dell’allievo, pone l’enfasi sul processo di
apprendimento e mette in stretta relazione l’attività sperimentale degli
allievi con le competenze dei docenti.
In esso non si insegna e/o si impara, ma
“si fa”, si sperimenta operativamente, ci si confronta concettualmente con la
problematicità dei processi, con la complessità dei saperi. Le attività
laboratoriali devono essere: progettate, concrete, aperte all'interpretazione e
orientate ai risultati.
Il laboratorio è anche un
luogo fisico. Può realizzarsi in spazi di apprendimento/relazione
posti sia dentro la scuola (atelier, biblioteche, mediateche, ludoteche,
palestre, ecc.), sia fuori dei suoi cancelli, in luoghi specializzati (le
teche, i parchi, i musei, ecc.).
Nel laboratorio si privilegia l'aspetto
euristico, il laboratorio è "un'officina di metodo", dove non è
possibile offrire apprendimenti preconfezionati, dove si progettano e sperimentano
i propri progetti didattici a base interdisciplinare, dove,
come sostiene Franco Frabboni, si ricercano e ritrovano le motivazioni
infantili e adolescenziali depauperate dai media.
Il laboratorio è uno spazio di
comunicazione: per dare cittadinanza ai linguaggi verbali e non verbali.
Il laboratorio è uno spazio di
personalizzazione per sviluppare autosufficienza, autostima, autonomia culturale e
emotiva, partecipazione.
Il laboratorio è uno spazio di esplorazione e di creatività.
Il laboratorio è uno spazio di
socializzazione: per valorizzare attività strutturali individuali, di peer-tutoring,
di cooperazione attraverso intenzionali momenti interattivi che ritrovano la
cooperazione, l'impegno, la solidarietà tra generi, età, etnie diversi.
Quando la metodologia dei laboratori
diventa il motivo regolatore di una scuola, la progettazione organizzativa deve
trovare il proprio fondamento nelle scelte didattico-educative conseguenti
l’analisi delle esigenze formative dell’utenza. L’assetto organizzativo e
l’orario assumono come dimensione l’intero anno scolastico, la gestione annuale
del fabbisogno di risorse orarie e di organico è funzionale al principio della
flessibilità, la scuola gestisce in modo integrato le risorse del territorio.
Il sistema mette a disposizione spazi, materiali, attrezzature, metodologie,
esperti…. La competenza professionale è necessaria. Essa è fatta di conoscenze,
di abilità, di comportamenti. Nei laboratori l’insegnante mette conoscenze ed
abilità al servizio degli studenti, è un ricercatore che li aiuta a impostare,
condurre e valutare ricerche, a progredire nella collaborazione, nell’uso
sociale delle relazioni.
La didattica laboratoriale è un percorso
che rende possibile l'offerta di contesti che considerino i vissuti degli
studenti, le loro esperienze, la storia con gli altri attraverso forme di
lavoro che valorizzano potenzialità, capacità e competenze per imparare
la complessità dell'odierna società, attraverso lo studio delle discipline,
la risoluzione dei problemi, la previsione di argomentazioni, la comunicazione.
Bibliografia
De Bartolomeis F., Il
sistema dei laboratori, per una scuola nuova necessaria e possibile",
Feltrinelli, 1978; Sibilio M., Il laboratorio come percorso formativo,
Elissi, 2002; Margiotta U., La scuola dei talenti. Modularità
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storia in Paolo Bernardi (a cura di), Insegnare storia con le situazioni-problema,
Quaderno di CLIO'92 n.4 del febbraio 2004; Frabboni F., Il
laboratorio, Laterza, Bari, 2004 Faudella, P. − Truffo, L. I
laboratori a scuola. Una risorsa per imparare. Con CD-ROM, Roma, Carocci, 2005;
Truffo L., Fadella P. , I laboratori a scuola, Roma, Carrocci, 2005
